ADI - Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani

 
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F. Mauriello - Come appare lontano gennaio 2008… PDF Stampa E-mail

Come appare lontano gennaio 2008…

La finanziaria 2007 aveva stabilito un reclutamento straordinario dei ricercatori stanziando 20 milioni di euro per il 2007, 40 per il 2008, 80 per il 2009. La stessa finanziaria prevedeva l’emanazione di un nuovo regolamento che mettesse fine alle vecchie e poco trasparenti modalità concorsuali.

All’inizio del 2008 il futuro si presentava quanto mai roseo per gli aspiranti giovani ricercatori. Con il passare dei mesi le cose hanno preso però una brutta piega: a maggio scorso la Corte dei Conti ha bocciato definitivamente le nuove modalità concorsuali e, in piena estate, il Parlamento ha approvato definitivamente la legge 133/08. Quest’ultima prevede una riduzione progressiva del Fondo di Finanziamento Ordinario di ben oltre  il 15% e il blocco parziale del turn over del personale universitario. Dal 2009 solo il 20% delle risorse che si liberano con i pensionamenti potrà essere utilizzata per le assunzioni: ogni cinque dipendenti che si pensionano si potrà assumere solo un giovane ricercatore.

Parlare oggi di reclutamento di giovani ricercatori e di riforma delle procedure concorsuali potrebbe sembrare un’idea di per sé irragionevole e anacronistica. Invece gli unici strumenti che abbiamo per tentare di risolvere il declino del nostro paese, anche alla luce della crisi che sta colpendo l’economia mondiale, sono un  massiccio investimento in Ricerca e una ridefinizione sia del reclutamento che dei rapporti di lavoro nell’Università.

Gli esempi della Germania e della Finlandia, paesi tornati a crescere investendo in istruzione superiore, Università e Ricerca, nonostante problemi di bilancio, ci impongono un’attenta riflessione. Non a caso la Strategia di Lisbona, adottata nel 2000 dal Consiglio Europeo, aveva posto come obiettivo strategico per l’Europa il «diventare l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale», imponendo ai diversi stati membri un investimento del 3% del PIL in ricerca e l’aumento della presenza di ricercatori all’interno della forza lavoro.

Le politiche del nostro Governo vanno in una direzione diametralmente opposta, comporteranno gravi danni al paese e non lo aiuteranno a uscire dalla crisi economica.

I tagli all’FFO e ai Progetti di Ricerca di Interesse Nazionale (il cui finanziamento è sceso da 160 a 98 milioni di euro) non permetteranno alle nostre istituzioni universitarie di mantenere adeguati livelli di produttività scientifica e di capacità innovative.

Affinché l’Università possa essere motore dell’economia, occorre anche una riforma dei canali di reclutamento che garantisca sia un sostanziale aumento delle risorse sia una loro razionalizzazione. Numerosissime analisi a livello internazionale hanno dimostrato infatti che la condizione necessaria per garantire adeguati livelli di qualità scientifica è un personale valido, sufficientemente motivato e strutturato.

Il reclutamento deve diventare serio (vinca il migliore), trasparente (responsabilità nelle scelte) e scientificamente valido (criteri di valutazione accreditati nel resto del mondo).

Occorre prevedere inoltre un unico canale che copra l’arco di tempo che intercorre tra la conclusione del corso di dottorato e la possibilità reale di partecipare ai concorsi. Il nostro sistema invece fa proliferare una selva di contratti, assegni, borse e quant’altro che mantiene un bacino stabile di “giovani” da cui l’autorevole gotha delle università può poi cooptare. Questo sistema è l’antitesi del merito ed è ciò che davvero impedisce che l’Italia possa provare a risalire la china.

Le scelte dell’attuale Governo hanno dunque aperto un processo di ridimensionamento strutturale del sistema pubblico della formazione e della ricerca, privando gli atenei dei finanziamenti necessari per sopravvivere e lasciando ai giovani ricercatori l’unica possibilità reale di sopravvivenza: emigrare all’estero.

I sogni e le speranze di una generazione intera appaiono oramai andati: come appare lontano gennaio 2008…

Francesco Mauriello

Presidente ADI

 
Per un pugno di euro - G. Ricco PDF Stampa E-mail

Per un pugno di euro

Riflessioni aperte su una vertenza da chiudere

Articolo scritto per Prometeus http://www.prometeusmagazine.org/

 

prodi_r@camera.it 2007 Nov 16:Caro Presidente,grazie alla borsa di dottorato continuo a sentirmi bambino nonostante i miei 31 anni. E' bello continuare a ricevere la "paghetta". Posso comprare tante figurine e qualche giornalino. Cambiamo la ricerca. Insieme.

mussi_f@camera.it 2007 Oct 8:Se potessi avere 1000 euro al mese… oltre ad incrementare la ricerca mi ci pagherei una psicoterapia... in ambito universitario quanti rospi da mandar giù se non 6 figlio di nessuno o amante di...  da farti venire una depressione...

mussi_f@camera.it 2007 Oct 6:Salve, nel mio istituto ad Amsterdam ci sono più PhD italiani che olandesi. Al primo anno di PhD guadagnavo 1550 euro netti, il DOPPIO che in Italia. Cordiali saluti.  

Sono i testi di alcune delle 3000 cartoline elettroniche inviate al Ministro Mussi e al Presidente del Consiglio Prodi in sostegno alla petizione “Se potessi avere mille euro al mese…” per l’aumento delle borse di dottorato a 1000 euro e per il superamento del dottorato senza borsa. Quasi “messaggi in bottiglia”, si direbbe, inviati da giovani ricercatori naufragati sull’isola italiana della ricerca. Scorrendoli tutti si ha un ritratto tragicomico delle condizioni di vita e di lavoro di tanti giovani ricercatori italiani iscritti ai corsi di dottorato. Una raffigurazione da cui traspare amore per la ricerca, amarezza per il trattamento che si riceve, speranza che qualcosa cambi e, al tempo stesso, rassegnazione sul fatto che possa avvenire sul serio.


A ottobre nonostante la petizione abbia superato le 10.000 adesioni ancora tutto tace. Enrico Bellone si interroga dall’editoriale di Le Scienze sull’inspiegabile silenzio di Ministero e Governo e con lui decine di dottorandi italiani. Il governo Prodi è impegnato nel risanamento finanziario del paese e le risorse sono scarse; eppure tutti si aspettavano, stando al programma dell’Unione, uno sforzo in più sulla ricerca, soprattutto a favore dei giovani ricercatori.


L’ADI propone allora “non mandarlo a dire, mandagli una cartolina”. Parte così un fiume inaspettato di cartoline elettroniche. Il mondo dei giovani ricercatori ha bisogno di farsi sentire, di farsi vedere. Gli 800 euro di borsa di dottorato (che solo la metà dei dottorandi percepisce, gli altri sono i così detti “senza borsa”) non solo sono pochi soldi, quasi insufficienti per vivere, ma sono soprattutto il segno materiale dell’invisibilità dei giovani ricercatori. In una società che monetizza tutto e in cui si esiste quasi solo comparendo in tv, i ricercatori sono pressoché invisibili e in tasca, a fine mese, si trovano ad avere un’idea precisa del valore che il paese assegna alla Ricerca.


Quella dell’aumento delle borse non è solo una battaglia per garantirsi condizioni dignitose di vita e autonomia dalle famiglie di provenienza. E’ anche, e forse soprattutto, una battaglia in difesa della qualità della ricerca che si produce e per il riconoscimento del contributo al sistema universitario italiano. I laboratori e i dipartimenti sono pieni di dottorandi che partecipano alle ricerche, che collaborano alla didattica, che qualche volta producono brevetti e idee innovative. Eppure sono sottopagati, o non pagati affatto. Il dottorato viene quasi visto come il canale di immissione di maestranze a basso costo nell’università: è un meccanismo che deresponsabilizza l’Università e che dequalifica il lavoro e lo studio dei dottorandi costretti a fare i conti con niente e spesso a barcamenarsi con lavori e lavoretti.


Altrove, in Europa e nel mondo, non è così per dottorandi, postdoc e ricercatori. Anche questa, oltre a un sistema accademico bloccato, è una potente spinta all’emigrazione intellettuale. 


Finalmente però qualcosa si muove. Mussi si impegna pubblicamente prima al CNSU (l’organismo nazionale di rappresentanza degli studenti e dei dottorandi) e poi in un intervista su Repubblica.tv  ad aumentare le borse: annuncia di aver già reperito 20 milioni di risparmi al ministero e di volerli destinare ai dottorandi.

Quei soldi però non bastano a portare le borse a 1000 euro e, mentre il governo discute, il senatore Valditara di Allenanza Nazionale gioca di contropiede e fa inserire in finanziaria un emendamento che stanzia 40 milioni di euro per l’aumento delle borse. L’emendamento è scoperto, ma nel passaggio alla camera il Governo provvede a trovare la copertura finanziaria. Nelle prime interviste del senatore Valditara si parla di borse di 1400 euro; i dottorandi quasi ci credono ma poi calcolatrice alla mano ci si rende conto che la cifra possibile è nettamente minore.


Intanto il MIUR presenta la riforma del dottorato: l’impianto è innovativo, i corsi di dottorato verrebbero accorpati in Scuole di Dottorato di qualità certificata e in cui sia fondamentale il lavoro di ricerca originale svolto dagli studenti. Non solo. La riforma prevede anche il superamento graduale del dottorato senza borsa. Un altro punto della vertenza dell’ADI sembra avvicinarsi a una risoluzione.


Con il Ministro si continua a discutere e l’ADI chiede che si individui un meccanismo periodico di revisione dell’importo delle borse. Sono ormai ferme da otto anni e nel frattempo gli affitti sono schizzati in alto e il potere d’acquisto delle borse è scivolato in basso. Occorre trovare un meccanismo migliore della semplice buona volontà del ministro di turno. Le premesse al dibattito sono delle migliori.


A gennaio la finanziaria è approvata, all’ultimo momento la maggioranza taglia oculatamente oltre 90 milioni euro all’Università per destinarli ai camionisti in protesta; però i soldi per i dottorandi ci sono. Mancano le firme sui decreti di riforma del dottorato e di aumento delle borse. Occorre anche trovare qualche altro milione di euro per aiutare le Università a spingere in su, verso i mille euro, le borse cofinanziate.


I dottorandi attendono con il fiato sospeso; invece da qualche parte in Campania arrestano la moglie di Mastella e per un strano colpo di carambola casca il Governo. Se non fosse che la vicenda ha dell’incredibile, e che il senso di surreale sovrasta il reale, qualcuno avrebbe potuto anche compiere gesti sconsiderati. Invece no, si sa che i dottorandi hanno un senso di sopportazione infinito.


La riforma del dottorato, con un atto di grande sensibilità, viene firmata il giorno prima del voto al Senato. Difficilmente però arriverà alla fine del suo iter che prevede il parere delle Commissioni di Camera e Senato e il passaggio al Consiglio di Stato.


Rimane l’aumento delle borse. Ma rimane sul serio? Dopo giorni di incertezza, qualche centinaio di telefonate e qualche riunione con l’ADI, Il MIUR dirama un comunicato in cui annuncia a breve l’emanazione del decreto di aumento delle borse.


Non resta che attendere, incrociamo le dita.


Nel frattempo, si può riflettere con il testo di una delle cartoline inviate il primo di ottobre a Mussi. Profetico si direbbe:

 mussi_f@camera.it 2007 Oct 1:Pregherei il sig. Ministro di portare a 1000 euro al mese le borse di studio per i dottorati! Grazie!!!Le prossime elezioni potrebbero non essere molto lontane.... ;-)

 
Il nuovo governo alla prova dei fatti: le attese dei giovani ricercatori PDF Stampa E-mail
Le elezioni politiche e le vicende che hanno precipitato l’Italia verso quell’appuntamento appartengono ormai al passato. Il Popolo delle Libertà e i suoi alleati hanno vinto le elezioni e si accingono a governare il paese mentre il Partito Democratico si appresta a diventare il principale partito d’opposizione.
La caduta del governo Prodi e le elezioni del 13 e 14 aprile sono giunte mentre i giovani ricercatori italiani guardavano con interesse al quadro di riforme che il governo aveva messo in campo per introdurre rilevanti cambiamenti nel panorama dell’Università e della Ricerca. Importanti provvedimenti che interessavano i dottorandi e i dottori di ricerca italiani hanno visto arrestarsi il loro iter di approvazione: le norme che erano in cantiere sulla riforma del dottorato, la governance delle Università e il nuovo regolamento sul reclutamento dei ricercatori.
Persino l’aumento delle borse di dottorato, ferme da otto anni a circa 800 euro al mese, pur in presenza del necessario finanziamento, stenta a concretizzarsi in assenza dei necessari decreti del Ministero dell’Università, più volte sollecitati dall’Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani (ADI).
Resta infine ancora aperta la questione del dottorato senza borsa di studio per il quale il governo uscente non aveva assunto un impegno concreto.
Questo, in estrema sintesi, il quadro delle problematiche che il governo Berlusconi dovrà affrontare. Non sarà facile, nel quadro dell’attuale congiuntura finanziaria, aumentare gli stanziamenti per il comparto Università e Ricerca, rafforzare il processo di reclutamento straordinario dei ricercatori, arginare l’esodo di ricercatori verso i paesi europei e nordamericani, rendere più attrattive le nostre Università per gli studiosi stranieri. Un governo forte di una cospicua maggioranza parlamentare e che, stando alle dichiarazioni del futuro premier, si propone di modernizzare in maniera incisiva l’Italia non può ignorare questi obiettivi.
D’altra parte, alcune importanti decisioni possono essere prese subito anche dal governo Prodi, in carica in ordinaria amministrazione per il disbrigo degli affari correnti. Proprio la questione dell’aumento delle borse di dottorato appare non più rinviabile, se si vuole dare un segnale di attenzione al mondo dei giovani ricercatori, che da troppi anni non è in cima alle attenzioni di chi è chiamato a governare.
Il programma della coalizione che ha vinto le elezioni prevede il rafforzamento della competizione tra gli atenei e la loro progressiva trasformazione in fondazioni aperte al finanziamento dei privati, delle istituzioni territoriali e delle imprese. Una competizione virtuosa fra le istituzioni universitarie e l’aumento dei finanziamenti in base a una rigorosa valutazione erano state proposte anche dal Partito Democratico, da cui ci si aspetta quindi un’azione di stimolo all’operato del nuovo governo. In particolare, la proposta del PD di finanziare mille idee di ricerca di giovani ricercatori ad alto potenziale sarebbe davvero innovativa per l’Italia e si auspica che possa essere realizzata dalla maggioranza di centro-destra.
I giovani ricercatori italiani attendono segnali forti e immediati. Al nuovo governo il compito di ridare fiducia nel futuro al settore della ricerca pubblica, dal quale dipende larga parte di quel recupero di competitività che per l’Italia costituisce un obbiettivo non più rinviabile.

Francesco Dell’Olio - ADI

 

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