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Per un pugno di euro Riflessioni aperte su una vertenza da chiudere Articolo scritto per Prometeus http://www.prometeusmagazine.org/ prodi_r@camera.it 2007 Nov 16:Caro Presidente,grazie alla borsa di dottorato continuo a sentirmi bambino nonostante i miei 31 anni. E' bello continuare a ricevere la "paghetta". Posso comprare tante figurine e qualche giornalino. Cambiamo la ricerca. Insieme. mussi_f@camera.it 2007 Oct 8:Se potessi avere 1000 euro al mese… oltre ad incrementare la ricerca mi ci pagherei una psicoterapia... in ambito universitario quanti rospi da mandar giù se non 6 figlio di nessuno o amante di... da farti venire una depressione... mussi_f@camera.it 2007 Oct 6:Salve, nel mio istituto ad Amsterdam ci sono più PhD italiani che olandesi. Al primo anno di PhD guadagnavo 1550 euro netti, il DOPPIO che in Italia. Cordiali saluti. Sono i testi di alcune delle 3000 cartoline elettroniche inviate al Ministro Mussi e al Presidente del Consiglio Prodi in sostegno alla petizione “Se potessi avere mille euro al mese…” per l’aumento delle borse di dottorato a 1000 euro e per il superamento del dottorato senza borsa. Quasi “messaggi in bottiglia”, si direbbe, inviati da giovani ricercatori naufragati sull’isola italiana della ricerca. Scorrendoli tutti si ha un ritratto tragicomico delle condizioni di vita e di lavoro di tanti giovani ricercatori italiani iscritti ai corsi di dottorato. Una raffigurazione da cui traspare amore per la ricerca, amarezza per il trattamento che si riceve, speranza che qualcosa cambi e, al tempo stesso, rassegnazione sul fatto che possa avvenire sul serio. A ottobre nonostante la petizione abbia superato le 10.000 adesioni ancora tutto tace. Enrico Bellone si interroga dall’editoriale di Le Scienze sull’inspiegabile silenzio di Ministero e Governo e con lui decine di dottorandi italiani. Il governo Prodi è impegnato nel risanamento finanziario del paese e le risorse sono scarse; eppure tutti si aspettavano, stando al programma dell’Unione, uno sforzo in più sulla ricerca, soprattutto a favore dei giovani ricercatori.
L’ADI propone allora “non mandarlo a dire, mandagli una cartolina”. Parte così un fiume inaspettato di cartoline elettroniche. Il mondo dei giovani ricercatori ha bisogno di farsi sentire, di farsi vedere. Gli 800 euro di borsa di dottorato (che solo la metà dei dottorandi percepisce, gli altri sono i così detti “senza borsa”) non solo sono pochi soldi, quasi insufficienti per vivere, ma sono soprattutto il segno materiale dell’invisibilità dei giovani ricercatori. In una società che monetizza tutto e in cui si esiste quasi solo comparendo in tv, i ricercatori sono pressoché invisibili e in tasca, a fine mese, si trovano ad avere un’idea precisa del valore che il paese assegna alla Ricerca.
Quella dell’aumento delle borse non è solo una battaglia per garantirsi condizioni dignitose di vita e autonomia dalle famiglie di provenienza. E’ anche, e forse soprattutto, una battaglia in difesa della qualità della ricerca che si produce e per il riconoscimento del contributo al sistema universitario italiano. I laboratori e i dipartimenti sono pieni di dottorandi che partecipano alle ricerche, che collaborano alla didattica, che qualche volta producono brevetti e idee innovative. Eppure sono sottopagati, o non pagati affatto. Il dottorato viene quasi visto come il canale di immissione di maestranze a basso costo nell’università: è un meccanismo che deresponsabilizza l’Università e che dequalifica il lavoro e lo studio dei dottorandi costretti a fare i conti con niente e spesso a barcamenarsi con lavori e lavoretti.
Altrove, in Europa e nel mondo, non è così per dottorandi, postdoc e ricercatori. Anche questa, oltre a un sistema accademico bloccato, è una potente spinta all’emigrazione intellettuale.
Finalmente però qualcosa si muove. Mussi si impegna pubblicamente prima al CNSU (l’organismo nazionale di rappresentanza degli studenti e dei dottorandi) e poi in un intervista su Repubblica.tv ad aumentare le borse: annuncia di aver già reperito 20 milioni di risparmi al ministero e di volerli destinare ai dottorandi.
Quei soldi però non bastano a portare le borse a 1000 euro e, mentre il governo discute, il senatore Valditara di Allenanza Nazionale gioca di contropiede e fa inserire in finanziaria un emendamento che stanzia 40 milioni di euro per l’aumento delle borse. L’emendamento è scoperto, ma nel passaggio alla camera il Governo provvede a trovare la copertura finanziaria. Nelle prime interviste del senatore Valditara si parla di borse di 1400 euro; i dottorandi quasi ci credono ma poi calcolatrice alla mano ci si rende conto che la cifra possibile è nettamente minore. Intanto il MIUR presenta la riforma del dottorato: l’impianto è innovativo, i corsi di dottorato verrebbero accorpati in Scuole di Dottorato di qualità certificata e in cui sia fondamentale il lavoro di ricerca originale svolto dagli studenti. Non solo. La riforma prevede anche il superamento graduale del dottorato senza borsa. Un altro punto della vertenza dell’ADI sembra avvicinarsi a una risoluzione.
Con il Ministro si continua a discutere e l’ADI chiede che si individui un meccanismo periodico di revisione dell’importo delle borse. Sono ormai ferme da otto anni e nel frattempo gli affitti sono schizzati in alto e il potere d’acquisto delle borse è scivolato in basso. Occorre trovare un meccanismo migliore della semplice buona volontà del ministro di turno. Le premesse al dibattito sono delle migliori.
A gennaio la finanziaria è approvata, all’ultimo momento la maggioranza taglia oculatamente oltre 90 milioni euro all’Università per destinarli ai camionisti in protesta; però i soldi per i dottorandi ci sono. Mancano le firme sui decreti di riforma del dottorato e di aumento delle borse. Occorre anche trovare qualche altro milione di euro per aiutare le Università a spingere in su, verso i mille euro, le borse cofinanziate.
I dottorandi attendono con il fiato sospeso; invece da qualche parte in Campania arrestano la moglie di Mastella e per un strano colpo di carambola casca il Governo. Se non fosse che la vicenda ha dell’incredibile, e che il senso di surreale sovrasta il reale, qualcuno avrebbe potuto anche compiere gesti sconsiderati. Invece no, si sa che i dottorandi hanno un senso di sopportazione infinito.
La riforma del dottorato, con un atto di grande sensibilità, viene firmata il giorno prima del voto al Senato. Difficilmente però arriverà alla fine del suo iter che prevede il parere delle Commissioni di Camera e Senato e il passaggio al Consiglio di Stato.
Rimane l’aumento delle borse. Ma rimane sul serio? Dopo giorni di incertezza, qualche centinaio di telefonate e qualche riunione con l’ADI, Il MIUR dirama un comunicato in cui annuncia a breve l’emanazione del decreto di aumento delle borse.
Non resta che attendere, incrociamo le dita.
Nel frattempo, si può riflettere con il testo di una delle cartoline inviate il primo di ottobre a Mussi. Profetico si direbbe:
mussi_f@camera.it 2007 Oct 1:Pregherei il sig. Ministro di portare a 1000 euro al mese le borse di studio per i dottorati! Grazie!!!Le prossime elezioni potrebbero non essere molto lontane.... ;-) |