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DDL Università: che fine ha fatto la discussione? |
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Ieri, martedì 9 marzo, in una seduta della Commissione Istruzione del Senato il Ministro Gelmini ha espresso l’auspicio di varare il disegno di legge sull’Università prima dell’estate. Questa dichiarazione, unita al calendario dei lavori della Commissione Istruzione del Senato, indica una chiara scelta da parte della maggioranza: i tempi di discussione sul DDL di riforma del sistema universitario sono stati fortemente ridotti.
A nostro avviso non è un buon segno.
Come ADI abbiamo detto sin dall’inizio della discussione di voler lavorare ad un miglioramento del testo del Governo, del quale pure non condividevamo alcune scelte di fondo. È dunque singolare che di fronte ad uno spirito generalmente propositivo e collaborativo, non si tenga conto della necessità di organizzare la discussione, su un testo così vasto quanto agli effetti che esso produrrà nel mondo universitario, in modo costruttivo, aperto e non contingentato.
Abbiamo apprezzato gli sforzi fatti dal Sen. Valditara (PDL), relatore del provvedimento, per garantire una discussione seria ed equilibrata.
Ci sembra invece che adesso si voglia accelerare il percorso di trasformazione del sistema universitario, con effetti sulla qualità della discussione e dei provvedimenti che verranno assunti.
Il Ministro, del resto, non ha ancora risposto alle domande che da mesi le abbiamo posto: a partire dall’impossibilità di prevedere una riforma dell’Università a costo zero – il provvedimento in esame non contiene alcuna previsione finanziaria per l’Università e anzi ripete in modo ossessivo che dovrà essere realizzato “senza ulteriori oneri per lo Stato” – e dalla necessità di combattere la precarietà nell’Università, a partire dalla valorizzazione del talento e dalla promozione della cultura della valutazione.
Anche le attese quanto allo tenure track, ovvero un contratto a tempo determinato con possibilità di essere assunti direttamente qualora siano raggiunti determinati parametri scientifici, sono state tradite. Non c’è alcuna vera ipotesi di tenure nel provvedimento. L’ADI ha, invece, proposto un emendamento proprio in tal senso.
A questo punto ci chiediamo se non sia meglio, in ragione di un provvedimento così importante, lavorare ad una discussione di maggiore qualità e di più ampio respiro invece di contingentare i tempi per un’operazione che appare dettata da ragioni di natura elettorale.
ADI – Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani – 10 marzo 2010
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