Il governo propone “tetti alle pagelle dei dipendenti” anziché valorizzare chi ha un dottorato per efficientare la PA

Il governo propone “tetti alle pagelle dei dipendenti” anziché valorizzare chi ha un dottorato per efficientare la PA

“Merito”. Parola evocativa, ma anche pericolosa se usata come slogan: se non la si definisce con dei contenuti, può diventare una buona etichetta, valida per tutto e per tutti. Il disegno di legge promosso dal Ministro Zangrillo nasce per correggere un paradosso noto: un sistema di valutazione che, di fatto, premia quasi tutti allo stesso modo e principalmente favorendo con “merito” l’anzianità di servizio, senza alcuna valutazione dei titoli di studio conseguiti dal personale. Secondo quanto riportato dalla stampa, oggi “nove dipendenti su dieci” ricevono il punteggio massimo; la riforma introdurrebbe dei limiti alle valutazioni apicali (circa il 30%) con una conseguente riduzione di accesso nella “fascia di eccellenza”.

Duole constatare che i contenuti del DDL illustrato dal Ministro Zangrillo non fanno riferimento ai parametri utilizzati dal Ministero per individuare percorsi di potenziamento del personale della PA. Per far sì che la parola “merito” non diventi un contenitore vuoto, appare utile iniziare a dare valore al personale, altamente formato, in possesso del titolo di dottore di ricerca, già dipendente della P.A. Questa porzione di dipendenti, sovente sconosciuta, ogni giorno contribuisce a migliorare la qualità dei servizi resi al cittadino. È arrivato il momento di programmare percorsi chiari di avanzamento di carriera per i dottori di ricerca in servizio nella Pubblica Amministrazione, con passaggi certi nell’Area delle Elevate professionalità, in linea con le clausole del contratto collettivo nazionale di lavoro, funzioni centrali e con la normativa italiana ed europea. È fondamentale capire che vi è uno spreco di risorse umane, già incardinate, altamente formate che aspettano di essere individuate e riconosciute come valore aggiunto, in virtù dell’apporto fornito alla P.A., grazie al percorso di dottorato già conseguito. Tale percorso di valorizzazione sarebbe in linea con i principi cardine della P.A. di efficacia, efficienza ed economicità anche nell’ottica di dare impulso ad un percorso di crescita interna, con impatto positivo sia in termini organizzativo che come esito finale di ricadute positive all’esterno.

ADI chiede coerenza: riconoscimento del titolo di dottore di ricerca nella P.A. e passaggio dei funzionari in possesso del titolo, nell’Area delle Elevate Professionalità. Valorizzazione del titolo di dottorato nei concorsi pubblici e nelle progressioni economiche, nella piena consapevolezza della spendibilità del dottorato, un titolo che certifica il possesso di elevate competenze, con ricadute positive sui territori e sui cittadini utenti.

Dare valore al titolo di dottore di ricerca permette di disegnare servizi per i cittadini e le istituzioni adattabili e aggiornabili con l’avanzamento della ricerca, riattivando il meccanismo virtuoso di trasferimento tecnologico dalla ricerca pubblica ai cittadini, nella vita di tutti i giorni.

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