Me lo devo permettere – Proposta per il welfare del Dottorato e della Ricerca precaria in Toscana [IT/EN]

Me lo devo permettere – Proposta per il welfare del Dottorato e della Ricerca precaria in Toscana [IT/EN]

Me lo devo permettere

Proposta per il welfare del Dottorato e della Ricerca precaria in Toscana

La ricerca scientifica rappresenta una risorsa essenziale per lo sviluppo sociale, umano ed economico di un Paese. Nonostante gli indubbi benefici che il lavoro di ricercatori e ricercatrici apporta al bene comune, in Italia la ricerca scientifica è sottofinanziata.  Gli stipendi di chi fa ricerca sono comunemente più bassi di quelli percepiti da coloro che, con una laurea magistrale, sono attivi nel settore privato o nella pubblica amministrazione. Inoltre, chi studia e lavora in questo settore percepisce salari inadeguati, se confrontati con le competenze e le qualifiche che possiede, ed è sottoposto a condizioni lavorative non competitive rispetto a quelle di altri Paesi europei. In questo momento, decidere di fare ricerca pubblica in Italia è una scelta che costringe a compromessi nella vita privata che una fascia sempre maggiore degli aspiranti ricercatori e delle aspiranti ricercatrici non può permettersi.[1]

L’Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca in Italia (ADI) sostiene da sempre che il Dottorato di Ricerca e l’attività svolta dai ricercatori e dalle ricercatrici nel cosiddetto pre-ruolo necessitino di un riconoscimento oggettivo in quanto lavoro, al fine di valorizzare adeguatamente l’impegno e le competenze delle persone coinvolte. Ciò si deve realizzare in un’ottica di equiparazione tra chi sostiene  il sistema della ricerca pubblica e dell’istruzione universitaria attraverso il proprio lavoro e le figure altamente specializzate impiegate nel lavoro dipendente extra-universitario. Perché ciò sia possibile, è necessario che sia perseguito un progressivo avvicinamento ai relativi livelli retributivi.

I dati ministeriali sul reclutamento mostrano quanto il conseguente esodo di giovani ricercatori e ricercatrici stia demolendo le basi per il ricambio generazionale dell’università  italiana. Ciò renderà impossibile tra qualche anno la sostituzione dei docenti e la continuità della ricerca e dell’insegnamento come le abbiamo conosciute fino a oggi.[2]

Di conseguenza, le basi toscane dell’ADI chiedono alla Regione Toscana di impegnarsi per offrire sostegno materiale e politico alla causa di chi porta avanti la ricerca nelle nostre università. Riteniamo che sia necessario attuare un impegno congiunto/comune tra istituzioni e società civile per migliorare le condizioni di studio e di lavoro a partire dal Dottorato, muovendo da misure concrete di welfare per procedere con un dialogo più ampio sulla sostenibilità individuale della ricerca pubblica, mirato a permettere un accesso al Dottorato e alla ricerca più equo e meno oppresso dalle restrizioni economiche. L’aumento del costo della vita in Toscana per chi fa ricerca non riguarda solo un singolo ambito ma si configura come un fenomeno composito, che investe diverse dimensioni della vita quotidiana. A seguito di decenni di mancati adeguamenti salariali e di speculazione immobiliare, i costi degli affitti nel libero mercato e a canone concordato sono sempre meno alla portata di chi fa ricerca con una posizione precaria in Toscana. È necessario che la posizione del settore della ricerca  sia ascoltata da chi ha la possibilità di limitare i prezzi in particolare sui canoni concordati.

Per questa ragione, è nostra intenzione promuovere  un dialogo con la neo-insediata Giunta e con il Consiglio Regionale della Toscana.  ADI ritiene che esistano dei passi concreti da intraprendere per valorizzare la ricerca in questo territorio, sostenendo chi vi lavora ogni giorno e, in particolare, tutte le figure precarie della ricerca attualmente previste o ancora attive, secondo gli ordinamenti vigenti: iscritti ai corsi di Dottorato, titolari di Assegni di Ricerca, Incarichi di Ricerca, Incarichi Post-Doc, Borse Post-Laurea e Contratti di Ricerca. 

Riteniamo quindi fondamentale avviare un dialogo con la Regione Toscana e gli Enti competenti. In questa direzione, segnaliamo alcuni ambiti di approfondimento sui quali siamo disponibili e interessati a costruire quanto prima un confronto strutturato:

  • Welfare materiale diretto. In relazione al tema dell’Alimentazione, la gratuità strutturale del servizio mensa erogato dalle strutture afferenti all’ARDSU. Chiediamo che tutti coloro che frequentano un corso di Dottorato nelle università della Toscana e tutti coloro che sono impiegati in posizioni post-doc (Contratto di Ricerca, Assegno di Ricerca, Incarico di Ricerca, Incarico Post-Doc, Borse Post-Laurea) abbiano accesso a pasti gratuiti due volte al giorno, sette giorni alla settimana. In relazione al tema dell’Abitare, l’aumento della quota di alloggi ARDSU e l’introduzione di quote dedicate di edilizia residenziale pubblica o sociale riservate alla categoria. Riteniamo, inoltre, opportuno promuovere incentivi ai Comuni perché incrementino l’offerta del canone calmierato reale e vincolino  parte del patrimonio pubblico inutilizzato a forme di residenzialità temporanea per la ricerca e la formazione avanzata. A ciò si affianchino operazioni di monitoraggio e calmierazione dei canoni concordati nelle città universitarie, che possano avvenire attraverso il coinvolgimento diretto delle rappresentanze della ricerca.
  • Welfare indiretto e servizi di supporto alla vita quotidiana. Favorire e implementare alcune misure già in parte adottate in materia di agevolazioni del trasporto pubblico regionale e della mobilità interurbana nelle aree metropolitane universitarie; ampliare le forme di accesso agevolato o gratuito ai servizi culturali regionali, alle biblioteche e agli archivi; istituire convenzioni regionali per l’assistenza sanitaria integrativa di base e i servizi per l’infanzia.

Alla luce delle esigenze reali e concrete elencate, chiediamo alla Regione di farsi promotrice dell’istituzione di tavoli permanenti in materia di welfare e sviluppo di sperimentazioni territoriali co-progettate, che coinvolgano le rappresentanze della categoria, le basi territoriali dell’ADI e le amministrazioni dei comuni che ospitano sedi universitarie e di quelli limitrofi.

Riteniamo che l’attivazione di un simile canale di confronto sia fondamentale anche per lo sviluppo di un riconoscimento formale della categoria, a partire dai documenti regionali di programmazione, come lavoratori della conoscenza e soggetti strategici per lo sviluppo territoriale. In questa prospettiva, tali rappresentanze sono da considerarsi di proficua e fondamentale inclusione nei tavoli in materia di Università, innovazione, Rigenerazione Urbana e politiche giovanili, nonché nei processi decisionali inerenti alle città universitarie.

L’attivazione di tavoli di dialogo permanenti, anche in un’ottica di medio-lungo periodo, può costituire uno strumento efficace e un’occasione virtuosa per migliorare la stabilità e la continuità delle traiettorie di vita e di lavoro dei ricercatori e delle ricercatrici precari/ie, fornendo supporto istituzionale volto a favorire l’adeguamento dei compensi al costo della vita regionale, la riduzione delle discontinuità contrattuali, la promozione di programmi di continuità abitativa tra contratti di lavoro consecutivi, nonché di misure “ponte” necessarie nei periodi di transizione.

Infine, chiediamo alla Regione Toscana e in particolare al Consiglio Regionale di assumere un ruolo chiaro a sostegno delle rivendicazioni salariali di chi frequenta un Dottorato di Ricerca e di chi ha un impiego nella ricerca Post-Doc. Il pieno riconoscimento del lavoro di ricerca quale lavoro dipendente, con contratti regolari e diritti non negoziabili, cambierebbe la vita di chi fa ricerca precaria. Il mancato adeguamento dei fondi a nuove forme di impiego, più costose per gli atenei, e la fine del sostegno dei fondi PNRR stanno comportando l’espulsione di ricercatori e ricercatrici dal sistema universitario. Una mozione del Consiglio Regionale potrebbe sostenere le rivendicazioni della categoria e unirsi alla voce dell’ADI nel chiedere al Ministero dell’Università e della Ricerca e al Parlamento Italiano un cambiamento normativo e di bilancio congruo alle necessità del sistema universitario e di chi ne fa parte.[3]

La Regione Toscana ha storicamente dimostrato attenzione ai temi del diritto allo studio, dell’innovazione e della coesione territoriale. Riteniamo che il rafforzamento del welfare della ricerca possa rappresentare un naturale sviluppo di questo impegno, attraverso politiche capaci di rispondere alle trasformazioni in atto nel sistema universitario e della ricerca. Ci auspichiamo che la Toscana possa essere capofila di un miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro di chi fa ricerca che si estenda a tutto il Paese. ADI si rende quindi disponibile a collaborare in modo costruttivo alla definizione di tali politiche, mettendo a disposizione competenze, analisi e rappresentanza, nell’interesse della comunità scientifica e del territorio regionale nel suo complesso.

 

ADI – Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca in Italia, Firenze

ADI – Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca in Italia, Pisa

ADI – Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca in Italia, Siena

 

 

[1]ADI, XII Indagine Nazionale ADI. Il precariato come condizione strutturale del sistema della ricerca e dell’Università in Italia, Indagine Nazionale ADI no. 12 (ADI – Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca in Italia, 2025), 40, https://www.dottorato.it/indagini/xii-indagine-adi-su-postdoc-il-precariato-come-condizione-strutturale-del-sistema-della-ricerca-e-delluniversita-in-italia/.

[2]Maria Teresa Morana, Focus Personale universitario – Anno 2024 (MUR – Ministero dell’Università e della Ricerca, 2025), 27, https://ustat.mur.gov.it/media/1336/focus_pers_univ2024.pdf.

[3]ADI, ‘Un piano (niente affatto) straordinario: Analisi dell’ADI sul reclutamento universitario e la programmazione della Legge di Bilancio 2026’, Riforme, ADI, 15 January 2026, https://www.dottorato.it/un-piano-niente-affatto-straordinario-analisi-delladi-sul-reclutamento-universitario-e-la-programmazione-della-legge-di-bilancio-2026/.

 

 


ENGLISH

 

I must afford it

Campaign for PhD candidates and post-doctoral researchers’ welfare

Scientific research is an essential resource for the social, human and economic development of a country. Despite the undoubted benefits that the work of researchers brings to the common good, scientific research in Italy is underfunded. The salaries of those working in research are generally lower than those earned by people with a master’s degree at work in the private sector or in the civil service. Furthermore, those who study and work in this sector receive inadequate salaries considering to their skills and qualifications, and they are subject to working conditions that are not competitive with those in other European countries. At present, deciding to pursue public research in Italy is a choice that forces compromises in one’s private life. An increasing number of aspiring researchers cannot afford it.[1]

The Association of Doctoral Students and Postdoctoral Researchers in Italy (ADI) has always claimed that doctoral programmes and the work carried out by researchers in the so-called pre-ruolo (pre-tenure) phase require objective recognition as work, in order to adequately value the commitment and skills of those involved. This must be achieved equalising those who operate in the public research and university to highly specialised figures employed in non-university jobs. It is necessary to pursue a gradual convergence of the relative levels of remuneration. Ministerial data on recruitment show how the resulting exodus of young researchers is undermining the foundations for generational turnover in Italian universities. In a few years’ time, this will make it impossible to replace teachers and continue research and teaching as we have known them until now.[2]

Consequently, the Tuscan branches of the ADI are asking the Region of Tuscany to commit to offering material and political support to the cause of those who carry out research in our universities.

We believe that a joint commitment between institutions and civil society is necessary to improve study and working conditions starting from the PhD level, beginning with concrete welfare measures and proceeding with a broader dialogue on the individual sustainability of public research, aimed at allowing more equitable access to PhD programmes and research, less oppressed by economic restrictions. The increase in the cost of living in Tuscany for researchers does not only affect a single area but is a complex phenomenon that affects various aspects of daily life. After decades of failed salary adjustments and property speculation, rents on the free market and at agreed fees are increasingly unaffordable for researchers in precarious positions in Tuscany. It is necessary for the position of the research sector to be heard by those who have the power to limit prices, particularly on contract agreed rents.

For this reason, we intend to promote dialogue with the newly appointed Regional Council and the Regional Council of Tuscany. ADI believes that concrete steps can be taken to enhance research in this region, supporting those who work there every day and, in particular, all those in precarious research positions currently planned or still active, according to the regulations in force: people enrolled in a PhD programme or with Assegni di Ricerca (old research fellowship), Incarichi di Ricerca (new research fellowship), Incarichi Post-Doc (post-doctoral fellowships), Borse Post-Laurea (post graduate scholarships) e Contratti di Ricerca (reserch contracts).

We therefore believe it is essential to initiate a dialogue with the Region of Tuscany and the relevant authorities. In this regard, we would like to highlight some areas for further discussion on which we are available and interested in establishing a structured dialogue as soon as possible:

  • Direct material welfare. With regard to food, the structural free provision of canteen services by ARDSU facilities. We request that all those attending a PhD course at universities in Tuscany and all those employed in post-doctoral positions (research contracts, old and new research fellowships, post-doctoral fellowships, post-graduate scholarships) have access to free meals twice a day, seven days a week. With regard to housing, we call for an increase in the number of ARDSU accommodation places and the introduction of dedicated quotas for public or social housing reserved for this category. We also believe it is appropriate to promote incentives for municipalities to increase the supply of real rent control and to allocate part of unused public property to forms of temporary accommodation for research and advanced training. This should be accompanied by monitoring and rent control operations in university cities, which can be carried out through the direct involvement of researcher representatives.
  • Indirect welfare and daily life support services. Encourage and implement certain measures with regard to regional public transport and interurban mobility in metropolitan university areas; expand forms of subsidised or free access to regional cultural services, libraries and archives; establish regional agreements for basic supplementary healthcare and childcare services.

In light of the real and concrete needs listed above, we ask the Region to promote the establishment of permanent round tables on welfare and the development of co-designed territorial experiments, involving representatives of the category, the territorial bases of the ADI and the administrations of the municipalities that host university campuses and neighbouring ones.

We believe that the activation of such a channel for discussion is also fundamental for the development of formal recognition of this category, starting with regional planning documents, as knowledge workers and strategic players in territorial development. From this perspective, such representation should be considered as fundamental in discussions on universities, innovation, urban regeneration and youth policies, as well as in decision-making processes relating to university cities. The establishment of permanent dialogue forums, including from a medium- to long-term perspective, can be an effective tool and a valuable opportunity to improve the stability and continuity of the life and work trajectories of precarious researchers. It can provide institutional support aimed at promoting the adjustment of remuneration to the regional cost of living, the reduction of contractual discontinuities, the promotion of housing continuity programmes between consecutive employment contracts, as well as the necessary “bridging” measures during periods of transition and unemployment.

Finally, we call on the Region of Tuscany, and in particular the Regional Council, to take a clear stance in support of the salary demands of those attending a PhD programme and those employed in post-doctoral research. Full recognition of research work as salaried employment, with regular contracts and non-negotiable rights, would change the lives of those engaged in precarious research. The failure to adjust funding to new forms of employment, which are more expensive for universities, and the end of PNRR (post-pandemic recovery plan) funding are leading to the expulsion of researchers from the university system. A motion by the Regional Council could support the demands of the category and join the ADI in calling on the Ministry of University and Research and the Italian Parliament for normative and budgetary changes reflecting the needs of the university system and of those who are part of it.[3]

The Region of Tuscany has historically demonstrated its attention to issues of the right to education, innovation and territorial cohesion. We believe that strengthening research welfare can be a natural development of this commitment, through policies capable of responding to the transformations taking place in the university and research system. We hope that Tuscany can lead the way in improving the living and working conditions of researchers throughout the country. ADI is therefore willing to support constructively in defining these policies, providing expertise, analysis and representation in the interests of the scientific community and the region as a whole.

 

ADI – PhD students and graduates’ association of Italy, Firenze

ADI – PhD students and graduates’ association of Italy, Pisa

ADI – PhD students and graduates’ association of Italy, Siena

 

 

[1]ADI, XII Indagine Nazionale ADI. Il precariato come condizione strutturale del sistema della ricerca e dell’Università in Italia, Indagine Nazionale ADI no. 12 (ADI – Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca in Italia, 2025), 40, https://www.dottorato.it/indagini/xii-indagine-adi-su-postdoc-il-precariato-come-condizione-strutturale-del-sistema-della-ricerca-e-delluniversita-in-italia/.

[2]Maria Teresa Morana, Focus Personale universitario – Anno 2024 (MUR – Ministero dell’Università e della Ricerca, 2025), 27, https://ustat.mur.gov.it/media/1336/focus_pers_univ2024.pdf.

[3]ADI, ‘Un piano (niente affatto) straordinario: Analisi dell’ADI sul reclutamento universitario e la programmazione della Legge di Bilancio 2026’, Riforme, ADI, 15 January 2026, https://www.dottorato.it/un-piano-niente-affatto-straordinario-analisi-delladi-sul-reclutamento-universitario-e-la-programmazione-della-legge-di-bilancio-2026/.

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