ADI - Associazione Dottorandi e Dottori di Ricerca Italiani

 
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Approvazione DDL Università: tanti difetti per un provvedimento da cambiare

L'ADI, Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani, esprime grande insoddisfazione per l'approvazione del DDL sull'Università. Si tratta, con tutta evidenza, di un provvedimento a tratti inutile quando anche non manifestamente dannoso per l'Università italiana.

Il Ministro aveva promesso di completare l'iter parlamentare entro l'estate: siamo invece arrivati a fine luglio per far approvare solo da un ramo del Parlamento un testo che poteva e doveva essere modificato sostanzialmente e migliorato. Da questo punto di vista per il Ministro si tratta di una seria sconfitta all'interno del governo: con simili premesse è davvero impossibile essere rassicurati dalle sue affermazioni sulla volontà di individuare nuove e aggiuntive risorse per l'Università. È del tutto palese che il governo continui a considerare l'Università semplicemente come una voce di bilancio da tagliare, anche a rischio di farla scomparire.

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5-9 luglio - Mobilitazione contro DDL Università
ADI, ADU, AND, ANDU, APU, CGA, CISAL, CISL-Università, CNU, CONFSAL-CISAPUNI-SNALS, FLC-CGIL, LINK-Coordinamento Universitario, RdB-USB Pubblico Impiego, RETE 29 APRILE, SNALS-Docenti Università, SUN, UDU, UGL-Università e Ricerca, UILPA-UR 

Le Organizzazioni e le Associazioni dell’Università, nel riconfermare il giudizio negativo sul DDL 1905 sull’Università che l’Aula del Senato si appresterebbe a discutere e sulla Manovra finanziaria che colpisce pesantemente l’Università e coloro che vi operano, registrano con soddisfazione la crescita di una mobilitazione sempre più adeguata alla gravità della situazione: Organi collegiali e Assemblee hanno deciso o stanno decidendo forme di protesta che recepiscono le indicazioni delle Organizzazioni e delle Associazioni universitarie (astensione dei professori e dei i ricercatori dai compiti didattici non obbligatori per legge e partecipazione il 1 Luglio alle Assemblee di Ateneo nei Rettorati con occupazione simbolica degli stessi) e in molti casi vanno anche oltre (invito alle dimissioni dalle cariche accademiche e sospensione dell’attività didattica). 

Le Organizzazioni e le Associazioni dell’Università, per intensificare la protesta, indicono dal 5 al 9 luglio una Settimana nazionale di mobilitazione di tutte le componenti (docenti, precari, tecnico-amministrativi, studenti) durante la quale, tra l’altro, convocare Assemblee permanenti di Facoltà e di Ateneo, anche al fine di coinvolgere pienamente gli studenti.
    

Si invitano fermamente i Rettori e gli altri Organi accademici a non intraprendere azioni che in qualsiasi modo ostacolino la protesta.
 

Roma, 24 giugno 2010
 
1 luglio - Occupazione simbolica rettorati per protesta contro il DDL Università
ADI, ADU, AND, ANDU, APU, CGA, CIPUR-CONFSAL, CISAL, CISL-Università, CNRU, CNU, CONFSAL-CISAPUNI-SNALS, FLC-CGIL, LINK-Coordinamento Universitario, RdB-USB Pubblico Impiego, RETE 29 APRILE, SNALS-Docenti Università, SUN, UDU, UGL-Università e Ricerca, UILPA-UR 

Le Organizzazioni e le Associazioni dell’Università hanno esaminato il Decreto legge Tremonti di manovra economica straordinaria, nel suo insieme e per quanto attiene l’Università.

Considerato che la manovra colpisce in primo luogo la presenza pubblica in Italia, le Organizzazioni e le Associazioni rilevano che ciò avviene da una parte ridimensionando le risorse destinate ai servizi pubblici, dall’altra diminuendo il numero complessivo dei dipendenti e dall’altra ancora diminuendo le loro retribuzioni in modo permanente e progressivo nel tempo.
 Viene così completato l’attacco alla sfera pubblica e all’Università già avviato dalla legge 133/08 sul piano economico.

Per l’Università, caso unico del pubblico impiego, ciò comporta un ulteriore riduzione del finanziamento e danni definitivi per il futuro del Paese, in particolare:
- il Finanziamento Ordinario (FFO) previsto rende impossibile chiudere i bilanci dell’Università senza alcuno spazio per la ricerca: nel 2011 il taglio sarà del 14,9%;    
- sarà impossibile effettuare nuovo reclutamento in ruolo nell’Università;
     
- viene peggiorata la condizione dei docenti e del personale t-a;
- si chiudono di fatto le prospettive di inserimento nella docenza e nei ruoli del personale tecnico-amministrativo per quasi tutti gli attuali precari;
- rimangono i tagli al diritto studio previsti della legge 133 (né sono stati ancora trasferiti alle Regioni gli stanziamenti previsti dalla legge 1/2009).
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