Coronavirus, tutelare dottorandi e precari nelle università

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Le misure adottate dal Governo per rispondere all'emergenza sanitaria legata alla diffusione del Covid-19 in Italia non hanno previsto reali tutele per le figure precarie dell'Università, e, ad oggi, dottorandi ed assegnisti vivono grandi difficoltà e forte incertezza. Per questo motivo abbiamo inviato al Ministro dell'Università e della Ricerca Gaetano Manfredi, alla CRUI e al CUN una lettera in cui avanziamo le nostre richieste per rispondere alle problematiche di tutte le figure precarie della ricerca. La lettera è disponibile a questo link.

 

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Coronavirus Università | In seguito all’adozione del DPCM del 11 marzo 2020 e delle successive disposizioni governative, l’Italia sta riscrivendo in via eccezionale le regole della convivenza civile e dei rapporti lavorativi sul proprio territorio, anche i dottorandi e i precari della ricerca sono travolti – come molte categorie di lavoratori poco protetti – da assenza di tutele e grande incertezza. 

Sebbene la chiusura delle attività didattiche svolte fisicamente nelle aule delle università sia stata disposta quasi immediatamente, resta ancora confusione per quanto riguarda le attività dei dottorandi e dei ricercatori negli atenei italiani, che, ad oggi, stanno andando in ordine sparso sulla tutela della salute dei propri dipendenti e collaboratori. Tanto più che il comunicato della CRUI del 4 marzo, in cui si chiariva l’apertura degli atenei, è ampiamente superato dalle nuove disposizioni dell’11 marzo e alcuni atenei (come quelli della Lombardia) hanno chiuso i dipartimenti per le prossime due settimane. 

Le sedi territoriali dell’ADI stanno incessantemente rispondendo alle esigenze che sorgono in tutta la penisola e stanno indirizzando richieste specifiche ai vertici dei propri atenei domandando informazioni e chiarezza sulle modalità di lavoro, sulle norme di comportamento per il lavoro quotidiano, oltre che per la tutela per dottorandi/ricercatori attualmente all’estero.

 

Moratoria delle scadenze

La tutela della salute e la necessità di limitare le possibili occasioni di contagio si scontra con le scadenze di dottorandi e assegnisti. Per i dottorandi del XXXII e XXXIII ciclo sorge in particolare il problema dell’imminente scadenza della consegna della tesi. Per questa ragione è necessario che il Ministero prenda una  posizione chiara a questo riguardo, che permetta di estendere il periodo di consegna degli elaborati finali.

Inoltre, la sospensione delle attività ordinarie dei corsi di dottorato, rischia di far slittare ad una data al momento impossibile da determinare le sedute di discussione della tesi di dottorato e il relativo conseguimento del titolo. Il che, oltre a determinare incertezza per la conclusione del percorso dottorale, può rappresentare un rilevante problema per i dottorandi in procinto di partecipare a bandi, application e altre procedure selettive che presuppongono il dottorato come requisito di partecipazione. Benché molti atenei si stiano attrezzando sul punto, sarebbe necessario che il Ministero – pur nel rispetto dell’autonomia universitaria – coordinasse le decisioni dei singoli atenei, consentendo di svolgere la seduta con modalità telematiche per garantire uniformità di condizioni su tutto il territorio nazionale. 

 

Estendere le borse

Emergono particolari problematiche soprattutto per i dottorandi che hanno obblighi stringenti – come i dottorati innovativi con caratterizzazione industriale – relativi allo svolgimento dell’attività di ricerca all’estero e in azienda. Il problema si pone soprattutto per chi è al terzo anno di dottorato e non può rispettare, come da programma, la propria attività di ricerca nelle strutture estere e aziendali. Ciò risulta essere particolarmente allarmante visti gli obblighi di restituzione delle borse in caso di mancato adempimento degli obblighi di presenza in azienda e permanenza all’estero, oltre che raggiungimento degli obiettivi progettuali previsti. Chiediamo che venga prevista una proroga retribuita aggiuntiva per garantire a tutti i dottorandi  di recuperare le attività previste dal proprio progetto.

Per tutte queste ragioni, e per tutte le altre che dovessero palesarsi negli sviluppi di questa situazione eccezionale, l’ADI ha avviato un’interlocuzione con il Ministero dell’Università e della Ricerca ai fini della adozione di provvedimenti uniformi, ma dotati della necessaria flessibilità in modo da adattarsi a situazioni peculiari ateneo per ateneo, che consentano proroghe o rimodulazioni delle scadenze e degli obblighi formativi e di ricerca divenuti difficili o impossibili da rispettare.

 

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