Porre fine alla discriminazione sulla contribuzione dei dottorandi è possibile: gli emendamenti Verducci e Castellone

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In queste settimane l’ADI ha lavorato incessantemente affinché nella prossima Legge di Bilancio venga sanata una delle principali discriminazioni di cui sono vittime i dottorandi di ricerca: l’insufficienza della borsa di studio ai fini dell’effettiva e piena contribuzione previdenziale. Infatti, pur versando contributi alla gestione separata per 12 mesi all’anno, ai dottorandi vengono attualmente riconosciuti solo 11 mesi di contribuzione effettiva(*). 

Grazie a questo costante  lavoro di sensibilizzazione e dialogo con le Istituzioni, nelle scorse settimane si è giunti alla presentazione di due emendamenti al testo della Legge di bilancio attualmente in discussione al Senato: il primo a firma del senatore Francesco Verducci (PD) e il secondo a prima firma della senatrice Mariolina Castellone (M5S).

Entrambi gli emendamenti vanno nella stessa direzione: destinano una quota tra i 19 (il primo) e i 15 milioni (il secondo) all’aumento del FFO per l’incremento delle borse di dottorato al fine di eguagliare il minimale contributivo INPS per gli iscritti alla gestione separata. Tale aumento dovrà essere disposto con successivo Decreto del Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. 

Secondo le nostre stime, un impegno di circa 19 milioni di euro consentirebbe di innalzare l’importo della borsa a 15.878,00 euro annui, comprendere l’incremento di spesa per il 10% per dottorandi con e senza borsa e conteggiare anche l’incremento per i periodi all’estero (che pensiamo debba essere garantito anche ai dottorandi non borsisti). Tutto questo sarebbe un passo necessario e urgente per migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei ricercatori in formazione. Ad esempio, con l’VIII Indagine ADI abbiamo mostrato come il 40% dei posti di dottorato banditi si concentri negli atenei del nord o in università insediate nelle grandi metropoli del nostro Paese, dove il costo della vita, gli affitti proibitivi e le dinamiche di polarizzazione urbana si aggiungono alle tante difficoltà economiche a cui fanno fronte i dottorandi in Italia. Inoltre, abbiamo mostrato l’insufficienza dei fondi extra, che spesso non garantiscono l’accesso a strumentazione adeguata, riviste di settore a costi sempre maggiori e conferenze. 

Come ADI, più volte abbiamo messo in luce queste criticità, rendendole anche parte integrante della nostra Proposta per una riforma complessiva del Dottorato di Ricerca in Italia. La scorsa settimana il Rappresentante nazionale dei dottorandi in CNSU ha presentato una mozione per chiedere - nuovamente - l’impegno e l’intervento del Ministro Fioramonti affinché  la borsa di dottorato venga aumentata fino a raggiungere il minimale INPS: in questo modo anche a dottorande e ai dottorandi verrebbero finalmente riconosciuti tutti gli effettivi mesi di contribuzione versati ogni anno. Si tratterebbe di un aumento dell’importo lordo della borsa di 535 € all’anno, ovvero di circa 40 € netti in più al mese per ogni dottorando. 

A distanza di due anni dall’ultimo aumento della borsa, chiediamo alla politica di farsi carico di queste istanze per risolvere, una volta e per tutte, una delle più gravi discriminazioni che colpiscono i dottorandi di ricerca in Italia.

 

(*)Nella Gestione Separata vige lo stesso reddito minimale previsto dalla L. 233/90 (art. 1, c. 3), rivalutato annualmente sulla base delle variazioni ISTAT e comunicato a inizio anno da una circolare INPS, che è assunto come valore di riferimento per la determinazione della copertura contributiva (mesi contributivi). 

In particolare:

- se il reddito annuale soggetto a gestione separata è almeno pari a quello minimale, l'INPS riconosce l'intero anno contributivo (12 mesi);

-se il reddito è inferiore, i mesi contributivi sono calcolati in proporzione secondo la formula: 

mesi di copertura contributiva = importo versato: (contributo dovuto sul minimale / 12).

Attualmente (anno 2019) salvo ulteriori disposizioni INPS, il minimale INPS è pari a 15.878,00€, mentre l'importo della borsa di dottorato di ricerca è determinato in €15.343,28 al lordo degli oneri previdenziali a carico del borsista.

Applicando la formula riportata in precedenza, ne risulta che per un anno di borsa di dottorato vengono riconosciuti a fini contributivi solo 11 mesi invece che l'intero anno di contribuzione (12 mesi). Di conseguenza, il fatto che l’importo della borsa sia inferiore al minimale contributivo INPS significa che gli anni di lavoro conteggiati a fini pensionistici saranno 11 mesi per ogni anno di dottorato; alla fine dei tre anni risulterà, a fini contributivi, che si è versato per 3 mesi in meno rispetto a quelli effettivamente lavorati. Ciò avrà un certo impatto sull’accumulazione di anni di contributi necessari per il godimento della pensione di anzianità.

 
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