contratto di ricerca

Firmare subito il contratto di ricerca per un lavoro più giusto nell'università italiana

Il contratto di ricerca, necessario a superare intermittenza e insufficienza retributiva dell’assegno di ricerca, è tenuto in ostaggio dall’ARAN, l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle pubbliche amministrazioni, da luglio 2022. Da due anni gli atenei sono invischiati in un’incertezza totale riguardo al futuro del pre-ruolo e i ricercatori continuano a lavorare in condizioni già giudicate insostenibili da parte dell’Unione Europea e dall’Indagine conoscitiva sulla condizione studentesca nelle università e il precariato nella ricerca universitaria, approvata nella scorsa legislatura.

Riordinano le nostre vite senza di noi

Riordinano le nostre vite senza di noi

Apprendiamo  dal Decreto Ministeriale n. 1310 del 5 ottobre 2023 che è stato istituito presso il Ministero dell’Università e della Ricerca un gruppo di lavoro per «formulare proposte per il riordino, il coordinamento e la razionalizzazione delle norme vigenti in materia di contratti e assegni di ricerca».

Ci permettiamo, pur se non interpellati, di dare un senso a cosa voglia dire per la nostra Associazione “riordinare, coordinare e razionalizzare” le norme che oggi regolano il pre-ruolo universitario.

Il contratto di ricerca nel CCNL del comparto Istruzione e ricerca

Il contratto di ricerca è una fattispecie introdotta nell’ordinamento del sistema universitario italiano dall’articolo 14, comma 6-septies del decreto-legge n. 36 del 2022, come convertito dalla legge n. 79 del 2022, che ha inteso modificare l’articolo 22 della legge 240 del 2010. L’intervento del legislatore, in particolare, ha abrogato l’assegno di ricerca, introducendo la figura del contratto di ricerca, un contratto biennale, rinnovabile una sola volta e sino ad un massimo di quattro anni, tranne nel caso dei progetti europei, in cui possono essere rinnovati anche per un anno fino ad un massimo di cinque.

Non ci rASSEGNIamo: ADI scende in piazza contro la vergogna del precariato universitario

Venerdì 24 febbraio, in occasione dell’imminente approvazione del Decreto Milleproroghe, l’Associazione Dottorandi e Dottori di ricerca in Italia (ADI) scende nelle piazze di tutta Italia per dire basta al precariato sistemico dei giovani ricercatori. Da troppo tempo il lavoro di ricerca si regge principalmente su un ricatto ai danni dei giovani precari: avere a disposizione risorse di famiglia, partner, lavoretti aggiuntivi, oppure abbandonare la carriera accademica che paga poco, male e in modo discontinuo. Una vera e propria giungla dove quei pochi che resistono sono spesso costretti ad andare all’estero.

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